INTRODUZIONE

Pensare al suono della guerra dovrebbe essere un processo cognitivo costruito non solo attraverso le testimonianze dirette che oggi ci pervengono e che possono essere colte da un racconto oppure da un'esibizione di musicisti, o ancora dall'ascolto di una musica incisa su un supporto. Bisogna invece allargare il punto di vista lasciandosi guidare anche dalla propria sensibilità percettiva, guardando ad esempio una foto o leggendo una lettera, immaginando (potremmo dire ascoltando) così il suono che quell'ambiente, quello spazio, o più in generale, quel contesto visivo poteva un tempo rappresentare.

Il suono, ovviamente anche quello della guerra, è inoltre silenzio, ovvero quell'intimo ascolto di ciò che ci circonda, di quei microelementi acustici spesso sopraffatti o inquinati da altre sorgenti più consistenti ma di certo non sempre più importanti. Attraverso il silenzio si possono avvertire in modo consapevole aspetti dell'esperienza acustica nella quale il nostro corpo partecipa attivamente sia come sorgente sonora sia come primario esecutore. Purtroppo non sempre l'ascolto di questo mondo apparentemente e sorprendentemente "silenzioso" avviene in modo cosciente, e ne consegue che si tralascia così una parte dell'esperienza percettiva, perdendola, senza poterla viverla ma soprattutto senza mai conoscerla.

Il suono della guerra non è pertanto solo quel boato assordante, o i tanti altri eventi acustici riconducibili facilmente alle armi o macchine e attrezzi tipici della guerra, ma è anche l'assordante silenzio, che in certi momenti metteva più paura dei pericolosi segnali sonori che ormai avevano un significato ben preciso e che puntualmente ne anticipavano altri, spesso ad avvisare imminenti tragedie.

Il suono della guerra è rappresentato anche dalla parola, talvolta suoni apparentemente inarticolati, che pur senza poterne conoscere la natura lessicale, o linguistica, se ne percepisce il significato dall'ascolto e dall'interpretazione personale di proprietà fonologiche, agogiche e morfologiche del suono.

Ancora, è il suono di quel paesaggio che per fortuna non potrà più essere realmente ascoltato, almeno è un augurio e una speranza, ma può essere immaginato per poter ricordare e commemorare uno dei momenti più terribili della storia del secolo scorso, momenti che hanno influito enormemente sulla vita, molto spesso anche sulla morte, di allora e di conseguenza di oggi.


L'indifferenza è più colpevole della violenza stessa.
È l'apatia morale di chi si volta dall'altra parte:
succede anche oggi verso il razzismo e altri orrori del mondo.
La memoria vale proprio come vaccino contro l'indifferenza.

Liliana Segre
Dall'intervista di Simonetta Fiori, Liliana Segre: “Io, da Auschwitz a senatrice a vita”